mercoledì 31 dicembre 2014

Pagine da rileggere e pagine da scrivere





Avevo lo spauracchio del post di fine anno con il bilancio del 2014. Il rischio retorica è altissimo.

Al tempo stesso mi spiaceva chiudere in silenzio il 2014 sul blog, che mi ha accompagnata in tante fasi cruciali dell'anno e che adesso, vittima dei miei troppi impegni e della stanchezza, non viene aggiornato da 3 mesi.

Il 2014 è stato un anno importante e lo ricorderò negli annali, perché in assoluto è stato un periodo di cambiamenti reali, l'anno in cui ho concretizzato di più quel desiderio di dare una svolta a tante cose.
Il lavoro come freelance, la convivenza, tanti nuovi progetti e competenze da approfondire, il sito, molti contatti e amicizie, la capacità di prendere in mano le mie scelte. Credo che questa sia una conquista che mi rimarrà, non penso sia possibile tornare indietro a quei periodi di profonda indecisione e immobilità mista a insoddisfazione che ho vissuto in passato. Non sarà mai facile fare delle scelte e farò tante cavolate, ma ora so che farle è meglio che aspettare e ho più fiducia in me. Sto anche smettendo di giudicarmi implacabilmente e di pretendere sempre troppo da me.

Per il 2015, l'anno dei non-avrò-più-trent'anni, mi voglio portare dietro un solo obiettivo: "provare a essere la migliore versione di me stessa". E' una frase che ho letto in qualche libro e mi è piaciuta.
Nessun obiettivo di rivoluzione interiore, nessun proclama di cambiamento a 360°: proverò a migliorare quel che c'è di buono in me, a puntare su quello. So benissimo quali sono i lati oscuri del mio carattere, però in un certo senso di sono "affezionata" perchè fanno parte di me e a volte fanno comodo per non smuoversi da dove si è. Non mi aspetto di diventare subito LA MIGLIORE versione possibile di me stessa, ma cercare di essere ogni volta un pochino migliore di prima, lasciarmi dietro a piccoli passi tante negatività.

Come dicevo, il 2014 è stato un anno ricco e positivo. C'è stato un evento triste che mi ha colpito là dove sono più fragile (è sempre così): la morte della mia amata Tippi, la mia micina, a fine novembre.

Fatico a parlarne e ancora di più a scriverne ma ci provo comunque.
In soli 3 giorni Tippi si è spenta e se n'è andata, un tumore ha dato segnali solo quando ormai era allo stadio finale ed è stato uno shock sia per me che per Paolo, ma io ho faticato e fatico a reagire.
Non mi vergogno a dire che è stato un lutto dolorosissimo. Tippi era una micina gracile e malata, era positiva alla Fiv, l'immunodeficienza felina, e aveva una caratteristica fisica rara: era senza coda per una stranezza genetica.Veniva da una vita randagia ci siamo scelte in un istante, lei aveva ben chiaro che voleva l'affetto e la sicurezza di una famiglia. In 14 mesi abbiamo costruito un legame molto forte, quasi di simbiosi,  e da quando lavoro in casa era mia collega, che si raggomitolava per ore a fianco del PC guardandomi lavorare o dormendo.
Con Tippi avevo aperto il canale della tenerezza e della protezione. Ho avuto gatti fin da ragazzina e quello che mi piace del rapporto quotidiano con un animale è la relazione istintiva e non verbale che si crea, diversa con ognuno di loro.
Tippi è stata The Special One, una gatta non gatta, quello sguardo a cui mancava la parola, il modo particolare di rapportarsi che la faceva assomigliare a un elfo, a una creatura magica della foresta. Mi mancherà sempre.

Tante persone amiche hanno colto la mia sofferenza e mi sono state accanto con affetto e con empatia. Questa è stata un'altra bella sorpresa del 2014 che non dimenticherò: legami nati per lavoro o per caso e diventati amicizie, persone conosciute in rete e ai vari corsi che ho frequentato quest'anno mi hanno dato affetto e vicinanza. Per me è stato un grande insegnamento: l'amicizia è empatia, partecipazione, non bisogna temere di manifestare vicinanza e sostegno alle persone con cui siamo in contatto nella vita quotidiana. Tanti rapporti umani aspettano solo un'occasione per sbocciare, mentre altri sono destinati a spegnersi per freddezza e mancanza di sensibilità.

Concludo con un annuncio positivo: a casa nostra ora c'è Polly, una bella miciona buonissima, reduce da un abbandono, che ambisce alla fascia di "gatta di casa perfetta". Tippi rimarrà nel cuore ma l'avventura va avanti, come è giusto che sia, con un'altra amica pelosa.





domenica 14 settembre 2014

Due mesi che sto qui




Oggi riflettevo su come cambia in fretta il concetto di casa.

Due mesi fa ho traslocato nella nuova casa, che per la precisione è la casa di Paolo. Ora siamo un bel terzetto composto da una coppia dei gemelli + gatta senza coda.

Non è stato facile decidere di uscire dal mio nido, che era la mia "comfort zone" da dieci anni. 
Era una casa che non avevo scelto ma accettato per motivi di praticità, non aveva una progettualità ma era comunque la casa della mia indipendenza, quella in cui ho passato tutte le fasi verso l'autonomia emotiva, la ricerca del mio posto nella vita adulta. Era la casa di una Berenice con gatto, quella in cui mi rifugiavo quando tutto sembrava essermi contro insieme al mio amato gatto Camillo. Ho passato periodi di sofferenza e li ho superati, ho troncato storie d'amore sbagliate che non mi rendevano felice. Sono cambiata tanto, non credevo che sarei mai riuscita a capire cosa volevo dalla vita per essere me stessa, a lasciarmi andare e a dare fiducia a un rapporto di coppia e ad abbandonare i lavori che mi ammorbavano le giornate per avviarmi al lavoro da freelance.

Infine è arrivato in modo naturale il momento di lasciarla per la nuova casa, dove mi sono subito sentita a mio agio, anche se prima di avvicinarmi l'ho considerata con sospetto per 3 anni. E' luminosa, l'abbiamo arredata con i colori che ci piacciono e con un progetto condiviso, c'è il mio angolo per lavorare e tanti armadi su cui Tippi si diverte ad arrampicarsi. Parte dei mobili e quadri che avevo hanno traslocato con me e mi danno un bel senso di familiarità. Mi manca il vecchio quartiere, a cui mi ero affezionata, anche se è molto vicino da qui.
E' al quinto piano e ancora non riesco a vincere le vertigini per affacciarmi al balcone (non credo ci riuscirò mai), ha una bella visuale aperta sulle montagne. Ci offre certi tramonti che non sembra di essere in città. E' a soli 400 metri dal parco in cui vado quasi ogni giorno a camminare e altrettanto vicina al palazzetto in cui i Depeche Mode hanno fatto un concerto lo scorso febbraio. Eh sì, quando passo davanti e ci penso sempre, avrei potuto invitarli per una spaghettata...

A differenza dalla vecchia casa, che era al primo piano e mi faceva vivere uno scambio costante con i rumori della strada e della città, questa sembra proteggermi. I rumori arrivano attutiti e ogni tanto mi sembra di essere sospesa in una mia dimensione sopra la vita frenetica che c'è là sotto.

Mi sorprende come tutto cambi in fretta, come quelle che erano le certezze più ovvie, la casa appunto, entrino rapidamente a far parte del passato. Siamo in costante evoluzione, se non abbiamo paura di lasciar fluire gli eventi.

Da quando ho superato questa paura la mia vita è più mia.

Ed ecco la colonna sonora di questo post:
http://youtu.be/icDf3R6KgpE

sabato 30 agosto 2014

La maledizione del letto assassino

Qui in casa Chioma di Berenice quando andiamo in vacanza scegliamo rigorosamente bed and breakfast e agriturismo. Ci piace stare nella natura e soggiornare in posti tranquilli e curati con giardini, orti e animali, gustare colazioni fatte in casa, scambiare quattro chiacchiere con i nostri ospiti.

Fin dalla nostra prima vacanza insieme in Normandia, per continuare con la Bretagna, la Toscana, le Langhe, la Liguria, abbiamo scovato (o siamo capitati per caso) in una serie di bed and breakfast molto carini e accoglienti e ricordiamo con piacere i proprietari, i cani, i gatti e i giardini.

C'è però un nemico che non riusciamo a sconfiggere, neanche ora che lo conosciamo e lo combattiamo con strategie mirate: il letto assassino.
Quante nottate rovinate da reti cedevoli e materassi molli spaccaschiena, pronti a diventare infidi come sabbie mobili, ad affondarti impedendoti ogni movimento e un riposo sereno!
Anche le camere shabby-chic curate in ogni dettaglio, quelle che appena le vedi dici "è mia, sembra uscita da una rivista" spesso riservano la sorpresa del salto nel fosso. 
Ricordo il pernottamento in un mulino ristrutturato in Normandia, un posto da favola a due passi dal giardino di Monet a Giverny, con un materasso infido e sfuggente e un assurdo cuscino a cilindro da cui la testa cadeva in continuazione, e quel letto a baldacchino in Piemonte, durante un weekend regalatoci dagli amici, in cui desideravo avere un sonnifero per poter prendere sonno.

La mattina a colazione ci si guarda in faccia: occhiaie, viso sfatto, spalle incartate. Ci risiamo.

Il caso più eclatante è stato la scorsa estate in Bretagna: sdraiandoci entrambi le reti si inclinavano e ci catapultavano nel centro, in un unico fosso da cui non c'era via d'uscita. La sottoscritta, in preda a una memorabile crisi di rabbia, decise di  dormire in macchina, salvo poi desistere alle 4 del mattino vittima dell'umidità e del freddo della campagna.

Se il bed and breakfast è scelto on the road senza prenotazione ci si accontenta, l'importante è avere un tetto sopra la testa, ma se è una vacanza pianificata il fatto di non riposare è parecchio fastidioso. Nel corso del tempo abbiamo messo a punto una procedura contro la sindrome da letto assassino: visita accurata dei siti internet scartando tutte quelle camere che sanno di vecchio, di poco curato, di letto della nonna recuperato alla meno peggio, controllo delle recensioni su Tripadvisor (chi ha dormito male non manca di rimarcarlo!).
Ma, come capitava alla Principessa sul Pisello, la maledizione ci accompagna: la scorsa settimana su 4 notti di vacanza in due posti carini e accuratamente scelti, 4 notti di sonno gramo, con un letto a dorso d'asino (tanto caruccio e vintage a vedersi) le prime due notti e il regno dell'umidità con letto affossato poi.

Ci tengo a dire che non siamo persone snob con pretese esagerate, entrambi veniamo da un passato di camping, ostelli, notti in autobus in giro per l'Europa. Certo, gli anni passano e le esigenze cambiano, però non mi pare di pretendere tanto a chiedere un materasso mediamente efficiente appoggiato sulle doghe Ikea.
Non vogliamo ridurci ad andare al villaggio turistico o all'hotel 4 stelle per riposare.

Help! Avete un consiglio per noi?


lunedì 28 luglio 2014

Un periodo movimentato


Sono sparita da almeno 5 settimane, ma ho la giustificazione.
E' stato uno dei periodi più movimentati della mia vita, sono successe più cose in un mese che nell'intero 2013 (che anno noioso per me!).

Nell'ordine:
- ho acquisito il "mio" primo cliente-solo-mio nella mia vita da freelance e mi sono buttata a capofitto sul lavoro
-sono stata tre giorni a Firenze a Pitti Filati con il cliente mio-solo-mio
- appena tornata ho riunito i miei effetti personali e il contenuto dei mobili di casa negli scatoloni
- il giorno dopo ho traslocato
- ho iniziato la mia prima convivenza
- ho iniziato i lavori di rinnovamento della casa rimasta vuota con l'idea di affittarla
- 5 giorni dopo sono andata in ospedale per un intervento chirurgico che doveva essere una passeggiata ma un po' mi ha sbattuta e intontita
- ho fatto qualche giorno di convalescenza e ho scoperto di essere molto anemica
- siamo partiti per 5 giorni di vacanza in Toscana e per il concerto degli Arctic Monkeys a Pistoia
- al ritorno ho recuperato con il lavoro arretrato
- sono stata convocata per un nuovo lavoro
- da domani organizzo il lavoro

Alla fine di tutto ciò sono stanca! Soddisfatta ma esausta. Agosto sarà un mese di relax, mi abituerò alla mia casetta nuova, sistemeremo le molte cose ancora da fare, lavorerò a maglia, leggerò, farò le marmellate, andrò al parco a camminare. Se necessario lavorerò un pochino, ma solo qualche ora al giorno e solo alla fine del mese.

La nuova casa è al quinto piano. Io soffro di vertigini e non riesco a uscire sul balcone, però mentre scrivo ho davanti a me una visuale aperta che arriva fino alle montagne, e quando è sereno vedo la Sacra di San Michele in lontananza.

Il 2014 è un anno di movimento e di risoluzioni che diventano realtà. Ho concluso dei cambiamenti positivi sia in ambito della vita affattiva, lavorativa e spero della salute.
Sono grata (all'universo? al destino? alla vita?) per questo periodo, osservo e apprezzo l'indipendenza che ho nel lavoro e l'armonia che si sta creando in tanti aspetti della mia vita dopo anni di Caos.

Il Grande Demente è solo un ricordo sgradevole; non tornerei a lavorare con lui neanche un'ora, però si sta affievolendo anche l'astio nei suoi confronti.



lunedì 16 giugno 2014

Un calcio in c.. ci salverà?






Quando ho trovato questa frase su Facebook mi è sembrata la classica boutade ad effetto.
Qualche giorno dopo ho provato sulla mia pelle che è vera e ora, quasi due mesi dopo, mi sento pronta a raccontarvi quest'esperienza con un po' di distacco e con il "senno di poi".

Come avrete notato negli ultimi tempi sono stata meno assidua sul blog, è nato il sito del mio lavoro e sono diventata una freelance a tutti gli effetti. Ho anche conquistato il mio primo cliente di un certo peso, una grande azienda che ha scelto me come ufficio stampa.
Wow, direte, bel periodo, ma attenta a non esaltarti!

Niente affatto, è stato un periodo molto sofferto, partito con un grande calcione nel didietro. 
Da tempo avevo una consulenza part time in un posto che ormai detestavo a causa del Grande Demente, un uomo di grande ignoranza e supponenza che aveva trasformato il mio lavoro una frustrazione unica. Da mesi mi stavo muovendo, anche mentalmente, per andare via e lui sapeva che facevo altre consulenze con la mia piccola partita Iva.

Finchè un giorno di fine aprile mi convoca nel suo ufficio, chiude la porta e mi fa una vera scenata minatoria. Ha scoperto che il mio curriculum e la mia figura professionale girano, che collaboro con un'altra agenzia che stava per prendere un grande cliente. (Il Rosicone probabilmente in cuor suo pensava che vivessi di aria e nel tempo libero mi dedicassi a incipriarmi il naso, invece ha scoperto che lavoravo per mettere insieme uno stipendio!).
Soluzione? Chiudermi in una stanza e farmi una scenata intimidatoria che neanche Totò Riina. Non sto ad andare nei dettagli ma ha rispolverato tutto l'armamentario del maschilista più becero e schifoso, cercando di farmi paura, di puntare sulle mie insicurezze, sulla paura di perdere il misero lavoro con lui, sul senso di colpa tentando di farmi apparire disonesta, di gridare al tradimento, alla delusione, all'approfittarsi della sua benevolenza. Ha  insinuato di sapere "cose sul mio conto", di avere il potere di distruggere la mia carriera, addirittura che il suo socio voleva insultarmi e lo aveva placato a fatica. 
Impazzito? No, semplicemente aveva paura che io mi affrancassi dal suo pollaio e tentassi di volare da sola. Sola e tapina, ma in grado di fargli paura, forse perchè so fare il mio lavoro, non vendo fumo e alcuni clienti gli avevano dichiarato di restare con lui solo perchè c'ero io.
Ha terminato con la dichiarazione di essere disposto a chiudere un occhio sul mio comportamento (ma dde che poi? se hai una partita iva è chiaro che lavorerai per più di un cliente), convinto di avermi riportato nei ranghi con il potere della sua persuasione e di aver difeso il suo territorio. Come un danzatore Maori che ha terminato la sua danza di guerra di fronte al nemico.

E io, in tutto questo? Ero così indignata e incredula per quelle minacce che sono rimasta quasi sempre zitta, ammutolita. Uscita da lì ho pianto dal nervoso, ho avuto bisogno di sfogarmi e confrontarmi con varie persone amiche, non ho mangiato e non ho dormito. Sentivo che la misura era colma, non potevo far finta di niente, avrei perso completamente la dignità e lui ne avrebbe approfittato ogni giorno. In quella lunga notte insonne ho detto basta, ho sentito senza dubbio che la mia dignità deve valere più di quei pochi soldi (e irregolari) che un cafone ignorante con un'Audi lunga come un carro funebre mi assicurava con il ricatto, sempre a cercare di svalutarmi perchè non mi montassi la testa. 
 "Meglio pane e cipolle - pensavo come un'eroina di Cime Tempestose - che continuare  a rodermi il fegato e a odiare il mio lavoro, che altrimenti amerei". Grazie anche al supporto di Paolo e dei miei, che mi hanno garantito che non sarei finita sotto un ponte con il mio pane e cipolle, il giorno dopo sono andata dal Grande Demente e gli ho detto che me ne andavo.
Ammutolito, balbettante, improvvisamente insicuro e vigliacco, ha provato a ritrattare tutto, a dire che avevo frainteso, bla bla bla, che era disposto a far finta che la nostra conversazione non fosse mai avvenuta, che mi scopriva con dispiacere permalosa e avventata, che lo diceva per il mio bene.  E invece no, me ne sono andata a testa alta. E lui ha confermato di essere un codardo, incapace di tenere le sue posizioni con coerenza di fronte a una persona che lo guarda negli occhi e gli dice no.

Così sono ripartita, arrabbiata, ferita, stanca di vivere in un Paese così dove i cretini prepotenti comandano sempre. Ma decisa ad andare avanti con grinta, a usare il calcio in culo appena preso per emanciparmi da una situazione di stallo e frustrazione.
Di notte mi capitava di svegliarmi in preda all'ansia, con il terrore di non farcela. Di giorno cercavo di agire: ho dato un'accellerata al sito, ho cercato di chiarirmi le idee e un pomeriggio, mentre fissavo la mia agenda vuota della settimana, ho sollevato il telefono per propormi a una grande azienda che sapevo aveva delle mie referenze positive. Con la consapevolezza di poter contare solo sulle mie forze ho pensato che dovevo propormi lasciando da parte le insicurezze, perchè nessuno mai sarebbe venuto a cercarmi per propormi un lavoro su un vassoio.

Dalla telefonata è nato un incontro, una trattativa commerciale che temevo di non saper gestire, e poi un contratto di un anno. Ora ho tanto lavoro e sto cercando di dare il massimo, ho finalmente un sito professionale e sto imparando a considerarmi una professionista, senza paracadute.
 Tutto è capitato così in fretta che non sono riuscita a prendere fiato, so di aver ricevuto un'occasione professionale e non voglio sprecarla; ogni tanto ho timori di vario genere ma cerco di dare il massimo.

I mesi passati a lavorare per il Grande Demente, con i suoi strafalcioni grammaticali e la sua grettezza, sbiadiscono man mano.
Ho incontrato tante persone in gamba in questo periodo, per la maggior parte donne. Dobbiamo imparare a credere in noi stesse, a non farci offuscare dalle insicurezze. La nostra determinazione è sufficiente a far crollare il castello di carte di tanti Grandi Dementi che formano la cultura machista di questo povero Paese e che cercano di tenerci ingabbiate.

Va a finire che devo ringraziare il Grande Demente per il calcio che mi ha assestato? No, questo mai.  Ringrazio di aver avuto la spinta a reagire e a credere in me stessa nonostante lui.  Ringrazio il momento in cui ho visto nel big fail un'occasione in cui buttarmi.
E ringrazio il supporto delle mie reti familiari e amicali, la Rete al Femminile di Torino e le grandi donne che ho conosciuto nel mesi scorsi grazie al Blog Lab e ai vari corsi che ho frequentato.

P.S: Perdonate la scrittura istintiva e sgrammaticata, ma questa storia mi smuove ancora tante emozioni e un livore non indifferente verso quest'uomo.

lunedì 9 giugno 2014

Habemus situm!!

Chi mi segue da un po' sa che sono almeno 6 mesi che ne parlo assiduamente. 

Sembrava destinato a rimanere in sospeso in eterno come la tela di Penelope (avevo scritto la tela di Arianna, ma poi ho realizzato che lei era quella del filo!), invece eccolo qui.

Vi ho coinvolto in sondaggi sulle palette cromatiche, sul logo, sul biglietto da visita, e alla fine,
Ladies and Gentlemen, sono lieta di presentarvi



E' il sito internet dedicato alla mia professione freelance, il punto di partenza per i miei obiettivi lavorativi. 

Per pura casualità è andato online il giorno del mio 39esimo compleanno. Alcune alla vigilia dei 40 si regalano una liposuzione, io mi sono regalata un sito. Questa immagine mi piace perchè rappresenta la nuova me, quella che da tempo aspiravo a diventare. Lasciando da parte i malumori per i lavori che non amavo e le indecisioni.

Cosa ne dite? Vi piace? Io mi ci ritrovo, mi sento a mio agio.
Non sarebbe stato possibile senza i consigli e le capacità tecniche della doula Francesca Marano, che mi ha presa per mano e indirizzata verso una soluzione concreta ma capace di rappresentare quello che avevo in testa.
Sono molto soddisfatta anche delle foto, opera di Marta Cattaneo che ha vinto rapidamente la mia legnosità davanti all'obiettivo. Mi piace come mi ha ritratta: scrivo e sono felice, sorridente. 
E' proprio come che mi sento.

Grazie a tutti quelli che ho ammorbato con questo progetto del sito, le amiche del corso per blogger, della Rete al Femminile, del corso Imprenditrici 2.0.
Ora vi lascerò tranquilli perchè spero di avere presto una marea di lavoro!



martedì 20 maggio 2014

Una trilogia irlandese, Edna O'Brien


Mi è successo di nuovo. Mi sono innamorata di un libro, Ragazze di campagna di Edna O'Brien, per rimanerne intrappolata e sentirne poi la sua mancanza in modo assurdo.
Il finale aperto, anzi apertissimo mi ha gettata nel panico, ma ho scoperto subito che aveva un seguito, anzi due.

Così, complice la visita al Salone del Libro, li ho scovati e divorati in due giorni. Dovevo sapere che destino avrebbero avuto le due protagoniste, Caithleen e Baba.
Un finale amaro (non preoccupatevi, questo post non contiene contenuti spoiler) e tante riflessioni sulla vita, sui rapporti uomini e donne, sui condizionamenti della società e della religione (il cattolicesimo più bigotto e opprimente dell'Irlanda anni Cinquanta).

I libri purtroppo hanno titoli da romanzetto Harmony: Ragazze di campagna, La ragazza dagli occhi verdi e Ragazze nella felicità coniugale, ma utilizzano una prosa di grande intensità, senza fronzoli, che mi ha coinvolta al 100%.
Ragazze di campagna, scritto nel 1960, è costato a Edna O'Brien l'ostracismo da parte della società irlandese, e addirittura copie del libro vennero bruciate sui sagrati delle chiese. Edna se ne andò a Londra e continuò a scrivere. Tié.

Con gli occhi di oggi il libro non ha assolutamente nulla di scandaloso; il punto più "controverso" potrebbe essere nel rapporto della giovana Caithleen con un uomo sposato che potrebbe essere suo padre, che nel momento di massima lussuria chiede a Cathleen di spogliarsi per ammirarla senza sfiorarla.
Il vero scandalo sono le idee di libertà e il desiderio di rottura dai rigidi schemi opprimenti del villaggio irlandese, della famiglia, del convento/collegio che descrivere ottuso e bigotto è fargli un complimento, del terrore per l'Inferno che opprime la coscienza di Caithleen ad ogni minima disobbedienza. La famiglia di Caithleen soppravvive nel terrore del padre alcolizzato che scompare per giorni interi; quando ricompare, pieno di alcool fino all'ultimo capello, picchia chiunque gli capita a tiro e si scopre che ha ipotecato la fattoria. Poi c'è la madre martire, che si approccia al talamo coniugale con il rosario in mano e spinge la figlia in convento perchè comunque vada sarà meglio del matrimonio.

Le due protagoniste, Cathleen e Baba, sono agli antipodi: Caithleen è una ragazza romantica, fragile, sognatrice, che viene da una famiglia disastrata e che si innamora sempre di uomini molto più vecchi, ricercando una figura paterna protettiva. Baba è una vera sagoma: esuberante, sfrontata, desiderosa di vita, controcorrente e a volte odiosa.

Amiche fin dall'infanzia, nel villaggio dove tutti alzano un po' troppo il gomito, e unite nell'incubo del collegio dalle suore, studieranno uno stratagemma per farsi espellere dal convento, creando scandalo, e si trasferiranno a Dublino per studiare e lavorare. Sempre in cerca di una festa da ballo in cui mettersi in tiro con gli scarsi mezzi disponibili, di un uomo che offra loro l'illusione di un sogno sotto forma di una cena o un drink, di vivere qualcosa di grande, ma sotto sotto in cerca del grande amore, del cambiamento, del riscatto da una vita di provincia che era una condanna all'ergastolo.

Impareranno con fatica e cocenti delusioni che la libertà dagli schemi a volte si paga a caro prezzo, e che essere donna in una società così chiusa è ancora più difficile. Impareranno che il loro istinto di dipendenza psicologica e materiale dagli uomini non porta la felicità, e che l'emancipazione è prima di tutto interiore.

Sicuramente è una scrittura di una donna che tocca le mie corde. 
In qualche modo mi sono immedesimata nella ricerca di libertà e indipendenza delle ragazze e nell'avversione per il bigottismo cattolico. Anche se la loro situazione è estrema rispetto al mio vissuto, anche io sono cresciuta in un paese di provincia borghese e perbenista che ho odiato con tutto il cuore, sognando ogni giorno di trasferirmi in città. Erano gli anni Ottanta e Novanta nel Nord Italia, ma poco importa se la sensazione che provi è di essere incompresa e impossibilitata a esprimerti.

Ricordo il modo stucchevole di vivere la religione di mia nonna e mia prozia con cui passavo le estati, sempre a raccontarmi delle apparizioni della Madonna e del pericolo dell'inferno, sempre a cercare di irretirmi per recitare rosari, vespri et similia. Sempre a mortificarsi, a condannare la gioia di vivere, le novità. Sono cose che ti rimangono dentro e ti causano un senso di rifiuto per tutta la vita.




lunedì 19 maggio 2014

Cose belle in ordine sparso - maggio

Oggi ci vuole un post contenitore! Ho tante news e poco tempo. Meglio, così non vi annoio dilungandomi...

La separazione amichevole dai carboidrati


Il mio annuncio dell'addio ai carboidrati ha destato domande, consigli, commenti e alcune persone carine mi chiedono sempre come va.
Nella terza settimana di dieta mi sento di dire che sto bene, più leggera in tutti i sensi! Più sana, energica, senza fame nè senso di sacrificio o privazione. Un fiore, insomma!

A dire il vero mangio un po' di carboidrati ogni giorno, però tassativamente senza glutine, e poi evito latticini e lieviti. Con un po' di impegno e di spesa strategica al mercato dal verduriere (che ho scoperto essere una parola solo piemontese!) riesco a mettermi davanti dei piatti appettosi e sempre diversi. Il mio corpo aveva bisogno di disintossicarsi dalle sostanze che gli facevano male.

Quando ho bisogno di qualcosa di più sfizioso vado a pranzo alla Gastronomia Vegetariana (che con le mie amiche affettuosamente chiamiamo la Gastro) o alla Bistronomie di Piazza Statuto, dove con un piatto misto appetitoso e sano mi rimettono in sesto.

Venerdì scorso ero a cena fuori e mi sono fatta tentare da un piatto glutinoso e da un pezzo di parmigiano. Io quando sono a cena in compagnia non ce la faccio a trattenermi, sono più golosa della mia gatta. Beh, ho passato una notte tra dolori ovunque e colite. 
Maledetto glutine, ti lascerò per sempre e chiederò l'annullamento del matrimonio per giusta causa!

Un itinerario nel Romanico Astigiano


Ho scritto per Astigiando un itinerario nel Romanico Astigiano, che potete trovare qui e che vi consiglio per una giornata da ricordare perchè ha un fascino unico. Amo l'arte romanica, e l'abbinata dolce paesaggio collinare + chiesetta romanica in posizione isolata è irresistibile.
Chiara di Astigiando mi lascia carta bianca sui testi da scrivere, cosa potrei chiedere di meglio? Così mi sto cimentando con qualche ricetta della tradizione dai ricordi di famiglia (il mio lato materno è astigiano) e qualche articolo sulle tradizioni popolari (ho fatto qualche esame di etnologia e il mio sogno bislacco era diventare antropologa).


Work in progress

Partendo da questa immagine ho realizzato il mio biglietto da visita da freelance. Ci ho messo circa 25 ore con Photoshop perchè sono negata. E' vero che bisognerebbe dedicarsi solo a quello che si sa fare bene e lasciare le altre cose a professionisti. Però è stata una sfida con me stessa, vuoi mettere?

Per il sito invece lascio fare la parte tecnica a chi sa, la mia mitica Doula Francesca Marano, che è al lavoro per me, e io mi sono limitata ai testi. Scrivere per me stessa è stata la cosa più difficile del mondo. A volte mi sottovalutavo, a volte mi osannavo. Troppo lungo, troppo breve, troppo modesto, troppo asettico, troppo emotivo.
Alla fine mi sono data un compito e una scadenza, pensando a me come a una cliente che mi aveva commissionato i testi. Ho fatto un breve profilo della cliente Manuela V., i suoi obiettivi, i suoi servizi , punti di forza, etc. E così ho scritto. Tra qualche settimana, appena il sito andrà online, vi chiederò di giudicare e di darmi qualche consiglio.
Per ora lavori in corso.

 

mercoledì 14 maggio 2014

Music Corner: gli Schroeder



Avete presente il bambino pianista dei Peanuts, quello eternamente tampinato da Lucy, che continua imperterrito a suonare Beethoven con la sua pianola  e ogni tanto le dà una risposta cinica?

I protagonisti del Music Corner di questo mese si ispirano a lui almeno nel nome, Schroeder, e nella passione per la musica che li ha fatti incontrare. Per il resto fanno rock indipendente, senza pianoforte.

Li seguo da vicino, molto da vicino, perchè il bassista è una persona a me molto vicina, tanto che il prossimo mese andrò a vivere con lui! :-) 

E con piacere vi propongo il loro ultimo progetto: un EP e un video. Non entro nel merito perchè non  sarei obiettiva e poi non sono un critico, non so parlare di musica.


Potete ascoltare l'EP gratuitamente su Spotify, digitando "Gli Schroeder"  (se scrivete solo Schroeder vi imbatterete in un artista teutonico).

Per vedere il video e acquistare l'EP digitale su ITunes o Google Play andate a questo link:


E se gli Schroeder vi hanno conquistato comprate l'EP, che noi abbiamo il trasloco da pagare! :-)







martedì 6 maggio 2014

L'addio al carboidrato





Sono state settimane un po' agitate a causa di una situazione lavorativa al limite che è degenerata.

In più i lavori a casa di Paolo, il trasloco imminente, noi che cerchiamo di organizzarci tra incursioni all'Ikea a Leroy Merlin e sessioni di ordine negli armadi di Paolo (ah, gli armadi dell'uomo etero...).  
Ma non ho voglia di annoiarvi e annoiarmi con i dettagli di queste vicende.

Questa settimana è iniziato un severo esercizio di volontà e disciplina interiore. 
Non toccherò carboidrati nè zuccheri, ho varie intolleranze a glutine, lievito e latticini che in primavera si sommano alle allergie di stagione e mi rendono la vita un po' difficile.
Sentendomi sempre più somigliante all'Omino Michelin ho capito che era arrivato il momento tanto temuto e rimandato di dire basta a carboidrati (con glutine), zuccheri e latticini per un po'. 

I primi giorni sono terribili, da "Fuga dal rehab"; poi subentra una pace interiore, un senso di leggerezza e di assottigliamento del giro vita, e la parola "pizza" non mi fa più venire i sudori freddi. Ora mi trovo nei giorni terribili, girate al largo!

Domenica sera sera mi sono goduta la mia cena di addio al carboidrato: pizza, birra e tiramisu', che completavano una giornata partita con cappuccino e croissant e proseguita a pranzo con un un piatto di pasta come si deve.
Diciamo che non volevo partire con dei rimpianti, volevo una cena memorabile.

Quello che mi chiedo è perchè il mio corpo brami quegli alimenti che gli fanno male. 
Ho letto opinioni di medicina olistica secondo cui il corpo si autoregola, chiede gli alimenti di cui ha bisogno e rifiuta quello che gli fa male; il mio probabilmente è votato al masochismo o all'autodistruzione pechè vorrebbe solo latticini, carboidrati, pizza, dolci. 
No verdure crude, no carne, poche proteine.

E voi, quanto siete disciplinate nell'alimentazione? 


giovedì 24 aprile 2014

Un luogo del cuore - itinerario nel Monferrato



Oggi pubblico un itinerario che ho scritto per www.astigiando.it. Descrive uno dei miei luoghi del cuore e potrebbe essere un'idea per le giornate di festa e i weekend a venire; è comodo da raggiungere sia da Torino che da Milano e Genova.
 

Ci sono dei luoghi che sono perfetti e armoniosi nella loro semplicità. 
Uno di questi per me è sicuramente Olivola, borgo del Basso Monferrato. Se siete amanti degli itinerari minori, dei tesori nascosti e dei paesaggi ancora intatti apprezzerete Olivola, e scoprirete nei suoi dintorni almeno due tappe con le stesse attrattive: Moleto e Cella Monte.

Olivola è un piccolo centro con poco più di 100 abitanti, una manciata di case in posizione aperta e molto panoramica, senza brutture architettoniche a deturpare il panorama.
E’ realizzato interamente in tufo, materiale tipico della zona, con una gradevole uniformità cromatica. Il paese si snoda intorno alla piazza principale, dominata dalla chiesa tardo-romanica di San Pietro Apostolo, in mattoni pieni misti a blocchi di calcare locale. Ai margini dell’abitato, su una piccola altura da cui si gode una splendida vista sul Monferrato, sorge la chiesetta di San Pietro, di origine romanica e poi rimaneggiata. Probabilmente il campanile era una torre di avvistamento a cui è stata successivamente addossata la chiesa. 

Una sosta nella piazzetta ai tavolini del caffè vineria “Cà Nostra” (in cui si può anche pranzare) è un piccolo-grande piacere: il panorama, la quiete, la luce, la cura di un centro storico conservato con cura. All’interno del locale c’è un quadretto con la scritta “Olivola non è New York, ma è l’arte di vivere con poesia”, che sintetizza bene lo spirito di questo borgo.

Spostandosi verso Cella Monte, imperdibile una sosta a Moleto, un gruppo di case adagiate su un altipiano con un panorama mozzafiato. Il borgo è molto antico, si dice di origine saracena; le case, tutte nei tradizionali conci di tufo estratti nella cava poco distante,  si affacciano sull’unica strada e si distinguono per l’aspetto estremamente ricercato e signorile. Nei giardini ci sono palme e alberi secolari, a testimonianza della mitezza del clima, e le colline circostanti sono coltivate a vite. Moleto è l’icona classico borgo italiano che affascina i turisti con la sua architettura, la perfezione del paesaggio e l’atmosfera. Con la ristrutturazione di alcune cascine è nato un progetto di turismo congressuale e resort, e durante la nostra visita abbiamo incontrato molte auto straniere. 

La strada conduce all’estremità del paese dove, in un pendio in posizione panoramica e isolata, si trova la chiesetta romanica di San Michele, antecedente l’anno Mille. E' costruita in conci di tufo con facciata a capanna, ed quasi incredibile scoprire che questa non sia la sua collocazione originaria. Infatti venne smontata e ricollocata qui nel 1968 dal sito originario che era minacciato dall’attività estrattiva della cava.
Il prato circostante è perfetto per una pausa relax o per un picnic, anche se spesso un po’ affollato, e ospita il Bar Chiuso, famoso per il calendario di concerti jazz di ottimo livello.


Proseguiamo pochi chilometri fino a Cella Monte, il paese in pietra da cantoni in posizione dominante su una collina. Il centro si caratterizza per i palazzi nobiliari e signorili, tutti recentemente oggetto di ritrutturazioni che valorizzano la struttura delle facciate in pietra. La pietra da cantoni, comunemente nota come tufo, è un’arenaria marnosa-calcarea o silicio-calcarea compatta e facilmente lavorabile, che accomuna l’architettura tradizionale della zona e ne è riconosciuta come il simbolo. 

A Cellamonte ha sede l’Ecomuseo della Pietra da Cantoni, http://www.ecomuseopietracantoni.it, museo diffuso che ha l’obiettivo di recuperare e valorizzare la Pietra da Cantoni e il paesaggio monferrino nelle sue componenti edilizie, agricole e forestali, tra cui i caratteristici infernot, i vani sotterranei scavati nella pietra sotto le case e i cortili, privi di luce e aerazione naturale e adibiti a cantine. Ne sono stati censiti 44 e rappresentano capolavori di architettura contadina, spesso con un certo valore artistico.

venerdì 18 aprile 2014

Agnellini felici e straccetti di seitan al limone

Non mangiarmi!  Preparati un delizioso piatto di straccetti di seitan al limone, piuttosto!

 
In questi giorni Facebook è pieno di appelli a non mangiare l'agnello per Pasqua. Concordo, ma a dire il vero la cosa dovrebbe essere valida non solo per l'agnellino e non solo per Pasqua; perchè polli e vitelli finiscono in pentola senza una nostra reazione emotiva e invece l'agnellino ci fa tenerezza? 

Quando ho aperto il blog ho chiesto alla mia amica Marzia, che so essere una brava cuoca veg, di regalarmi una ricetta, e oggi è l'occasione per tirarla fuori dal cassetto e allietare le vostre tavole, lasciando in vita un amico con le zampe.

Marzia (presto aprirà il suo blog e allora ve la presenterò per bene) è stato un bell'incontro che ho fatto in un ambiente di lavoro detestabile, a dimostrazione che c'è sempre qualcosa di positivo anche dove non crederesti mai. Siamo state colleghe e siamo diventate amiche. Entrambe gattare e di origini sicule, amiamo andare insieme dei locali e bistrot veg a provare nuove ricette. Ora lei si è fidanzata e trasferita vicino Milano, e in poco tempo è diventata bravissima nella cucina veg.
Cucina e mangia vegetariano per scelta etica, di gusto e di salute. "Amo gli animali e dopo la lettura del libro di Foer "Se niente importa" non sono più riuscita a vederli nel mio piatto. È stata una scelta maturata nel tempo, ne sono soddisfatta e mi fa stare bene".

Ecco i suoi STRACCETTI DI SEITAN AL LIMONE CON RISO BASMATI (l'agnellino ringrazia!)


Ingredienti: 
1 cucchiaio di salsa di soia
1 cucchiaio di brodo vegetale granulare
2 cucchiai di olio evo
acqua qb
200 g seitan al naturale
mezzo limone
farina qb
100 g riso basmati. 

Preparazione: per prima cosa tagliare il seitan a fettine sottili. Preparare il finto soffritto con la salsa di soia, il dado, l'olio e un filo d'acqua.
Poi infarinare leggermente il seitan a fettine e quando il soffritto finto è caldo farlo dorare da entrambe le parti. Aggiungere infine il succo di limone e fare cuocere con il coperchio finché si è creata una cremina densa. Nel frattempo cuocere il riso basmati in acqua bollente salata per il tempo necessario (dipende dal tipo di riso). Scolarlo e metterlo sotto l'acqua fredda per mantenere la consistenza.
Il basmati e il seitan si possono accompagnare con verdure cotte o crude, a proprio piacimento. 



Grazie Marzia, e Buona Pasqua e Pasquetta a tutti! 

martedì 15 aprile 2014

Welcome to my world: Ilaria e La Bande des Faineantes

Ritorna Welcome to my world, l'intervista mensile alle blogger che seguo e che amo di più.
Oggi vi presento Ilaria di La Bande del Faineantes, fotografa e creativa versatile che si diverte a usare e a mixare varie tecniche. Anche lei è uno dei begli incontri del Blog Lab, e una visita al suo  blog è sempre garanzia di originalità e buon gusto. 
Attenzione! Se leggerete l'intervista fino in fondo scoprirete che alla Chioma di Berenice vengono attribuite doti telepatiche e di veggente....e conoscerete due simpatici pelosoni.

    Benvenuta, Ilaria! Come nasce il tuo blog La Bande des Faineantes? Da quanto tempo è attivo?

Nell’estate del 2012, al culmine di un periodo di grandi cambiamenti nella mia vita, ho cominciato a pensare ad un mio Blog. Per curiosità ho comprato uno di quei libretti gialli, “Blog per Negati” e ho letto, sottolineato, abbandonato e ripreso e poi, a novembre, mi sono lanciata. 
Ho sempre amato fotografare e pasticciare con colori e pennelli, con lane e uncinetti e mi è venuto spontaneo voler condividere le mie passioni. Ma la vera sorpresa è stata scoprire una compagnia di amiche curiose e simpatiche , interessanti e chiacchierone, una stupenda rete di donne attive, ottimiste e veramente toste!


2     Presentati  in un tweet.

Classe 1953, segno zodiacale Gemelli, moglie, mamma di 3 figli e nonna. Adoro avere le giornate pienissime, i miei cagnoni pelosi, i libri e i colori.

3   Il tuo blog è un mondo pieno di creatività e spunti.  All’interno del DIY quali sono le tue tecniche preferite?  Hai imparato tutto da autodidatta o hai seguito dei corsi?

Fotografia, Mixed media, Uncinetto, Carta pesta, mi piace imparare, sperimentare nuove tecniche, provare.  Ho frequentato una scuola di fotografia (e fatto la fotografa per molti anni) e ho il  diploma di restauratrice.

 

      Una delle tecniche che mi ha colpito di più sul tuo blog è quella del mixed media. 
      Ce la spieghi in due parole? Quali sono i materiali che preferisci utilizzare?
La tecnica del Mixed Media è quella che meglio rispecchia il mio carattere. Si tratta di creare un’opera visiva usando le più varie tecniche e i materiali mischiandoli seguendo il proprio gusto e istinto. Quindi via libera a sovrapposizioni di colori e di materiali, usando insieme acquarelli, acrilici,  inchiostri , penne e pennarelli. E poi collage, stencil, disegni a mano libera, timbri e fotografie. 
Molto utile, anzi indispensabile, è la Scatola dei Tesori: una raccolta di ritagli, francobolli ed etichette recuperate, pezzetti di pizzi e stoffe, tappi e bottoni da usare come strani timbri…


     Hai degli artisti di riferimento che utilizzano la tecnica del  mixed media?
Spero proprio di avervi convinto a provare. 
Per trovare ispirazioni vi consiglio di visitare il Blog di http://www.robenmarie.com/ che è bravissima!
 E poi ancora di andare sulle mie Board di Pinterest  
dove ho cominciato a raccogliere ispirazioni e autori .
     
E non era forse mixed media il quadro di Carlo Carrà (1914) “Manifesto Interventista”?



6      Con il tuo blog stai partecipando al progetto “12 fiabe in cerca d’autore”. 
     Qual è la fiaba che ti è piaciuto di più interpretare e come l’hai interpretata? Rimango sempre stupita nel vedere quante tecniche diverse abbini.  Quando ti metti all’opera hai già in mente il progetto finito che vuoi ottenere o prende forma man mano che lavori in modo spontaneo?
Devo dire che ogni volta, fiaba dopo fiaba, mi stupisce sempre in quanti modi, diversi e belli, venga interpretato il tema comune ! Forse quella che mi è piaciuta di più è Alice nel Paese delle Meraviglie.
 

Anche in questo caso ho usato un mix di tecniche, trasferimento di immagini, bianco e nero e colori, stencil, pittura acquarello e acrilico, applicazione …. E poi  Bianconiglio mi è proprio simpatico, sempre in ritardo, sempre di corsa, come me! ;-)


7      Regalaci un tutorial dal tuo sito.  
Volentieri ! Un’altra mia passione è l’uncinetto e mi fa piacere offrirvi il tutorial dei Fiori Giapponesi. Sono semplici da fare, di moda e si possono utilizzare in molti modi.    





8      Un’amante degli animali come me non poteva non innamorarsi della tua bellissima cagnolona Nina. A me ricorda Martha, il cane di Paul McCartney a cui lui ha dedicato la canzone Martha My Dear. Martha era un Old English Sheepdog, Nina di che razza è? Ci regali una sua foto?
Ecco, e questa è la domanda che mi fa sospettare che tu sia telepatica, o che preveda il futuro  ;-)  Infatti quando mi hai mandato le domande proprio non potevi sospettare…

Ma andiamo con ordine: la dolce Nina è una Bearded Collie, una razza da pastore di origine inglese. Ha un carattere buonissimo, attaccatissima al padrone, è istintivamente obbediente, serena e giocosa!
E ora, da pochi giorni è arrivato in famiglia Mosè (e qui entra la telepatia! ) un cucciolo di Bobtail, proprio la razza di Martha, il cane di Paul ! Ne ho avuta una, molto tempo fa, che si chiamava Dolly e da allora, per me, i cani pelosissimi sono irresistibili !

Ma d’altra parte da una persona della mia età, che” amava i Beatles e i Rolling Stones”  ;-) e vestiva con i gonnelloni a fiori, che cosa ci si poteva aspettare???
 
Nina e Mosé (Nina guarda il nuovo amichetto un po' perplessa...)


 Grazie, Ilaria!  Un abbraccio a te e una carezza ai pelosoni. Io continuerò a seguirti nel mio giro di blog quotidiano!